La Fuga

Io ho un piano mi dico ogni  sera e ne ripercorro i passi con attenzione. Io ho un piano e mi addormento scassinando incertezze e sfasciando paure. La mattina ha l’oro in bocca ed io non ne sono riuscita a rubare neppure un grammo. Questo piano va troppo piano. E allora fuggo fingendo di non vedere, mi allontano certa di potere, mai girarsi né dare le spalle al nemico, chi sparerà per primo? Io avevo un piano che non portava lontano, ora ho i miei passi ed un pensiero, al nemico non cedo e non ho paura perché tutto si aggiusta finché dura.

L’amore non è proprio come ci si aspetta(2)

Te lo raccontano l’amore, fin da piccola. Principi, principesse, zucche e magie e poi quando cresci ti accorgi che di magico c’era solo la tua stupidità. Come ho fatto a credere per tanti anni che l’amore fosse qualcosa a cui tendere e invece di teso c’era solo una trappola.
La colpa è dell’infanzia, quel periodo talmente denso da renderti difficile ricordarne i dettagli, ma le favole, quelle le ricordiamo tutti. C’erano una volta Cenerentola, Biancaneve e Rosaspina, appunto, c’erano una volta ed ora non ci sono più. Perché all’inizio, proprio come nelle favole è tutto bello, colorato ed intenso e poi, si sa, anche Biancaneve ha sfasciato un piatto in faccia al principe e lui se lo sarà meritato ovviamente. Dell’essere donna se ti è capitato nella vita, la parte migliore è quella della consapevolezza, quando raggiungi quell’età in cui ridi del principe e cerchi il principio, quel maledetto attimo in cui hai creduto che la magia e l’amore fossero cose a cui tendere.

 

 

L’amore non è proprio come ci si aspetta

Se ti capita di nascere donna, ti capita anche di essere considerata quell’essere che ama l’amore. Noi siamo quelle delle rose rosse, dei cioccolatini ripieni, dei biglietti romantici, delle frasi contorte che nascondono solo un’intenzione di scopata, noi siamo quelle a cui si pensa la notte al buio tra i cuscini e che si dimenticano la mattina al suono della sveglia.
A me è capitato di nascere donna e di odiare l’amore, le rose, i biglietti ed i cioccolatini e al buio la sera, penso a quanto non mi vada di sentire il suono della sveglia la mattina.

 

 

L’oro rosa

Sembra che questo 2016 sia l’anno della donna, forse perché è bisestile e fino al 2020 non ce ne sarà un altro. La frase che mi frulla nella testa da giorni è ‘la donna è come il maiale, non si butta via nulla’. La donna è un bene prezioso quest’anno, è l’oro rosa grazie al cui valore puoi comprare voti e vincere seggi in Parlamento. ‘La donna è come il maiale, non si butta via nulla’ ma se è in dolce attesa allora non può fare il sindaco,le due cose sono inconciliabili, come se essere madri ci avesse mai fermate dal combattere, dal lavorare, dal perseguire i nostri obiettivi. La donna è una moneta ben spendibile nel 2016, una parte o tutta ti garantisce comunque un guadagno. Non può affittare l’utero, ma se ci affitta la vagina per un paio di ore va tutto bene. Se è grassa e brutta, meglio non governi, per noi l’immagine è importante e forse, l’unica parte che non ci interessa della donna è proprio il cervello. La donna è come il maiale, non si butta via nulla, e finché riusciamo a farle credere quanto sia importante apparire, vedrai che il cervello non ci darà noie.

Piccole certezze quotidiane

‘L’unica certezza nella vita è la morte’ sento dire spesso, invece ho scoperto che ci sono delle piccole certezze quotidiane a cui, non facciamo o non abbiamo fatto caso. 

Certezza n.1

‘L’ultima volta in cui sono stata sincera è stato quando ho chiesto a Babbo Natale un robot e lui mi ha portato la villa di Barbie’

Parliamone, anzi scriviamone. Otto anni, un amore incondizionato per i robot ed un Babbo Natale severo che cerca di aggiustare i miei desideri. Babbo Natale esisteva ed era uno stronzo. Non ero una di quelle bambine che rientrano nello stereotipo rosa delle piccole donne che crescono. Ero una piccola e silenziosa eroina dentro al suo indistruttibile robot che proteggeva il mondo dagli attacchi di terribili alieni. La villa di Barbie, mi aveva portato quell’ammasso di inutile plastica rosa dentro a cui pensava avrei costretto la mia immaginazione. No, io ero fatta di battaglie all’ultimo sangue, scintille di metallo, di urla ed eroica resistenza. Forse Babbo Natale aveva sbagliato regalo e quella villa era destinata ad una bambina che ora stava guardando con aria triste il mio meraviglioso robot? Forse, e ci pensai a lungo, c’era qualcosa di sbagliato in me, dato che mia sorella e le mie cugine mi stavano osservando e non capivano cosa mi stesse succedendo? 

Fu quella la prima volta in cui mi sentii sola e diversa. Fu la volta in cui capii che non mi interessava quello che pensavano di me, che la mia diversità mi piaceva e che la villa di Barbie faceva schifo, i robot erano il mio futuro. Fu anche la volta in cui smisi di credere in Babbo Natale e nella sincerità. 

Domande

Le mattine sono fatte di caffé, silenzi e pensieri densi. Le mattine sono fatte di odori, sapori e domande. Le mattine sono piene di poi, forse e magari. Ma poi cominci a vivere, ti muovi evitando di inciampare nella realtá. I tuoi occhi vedono, le tue orecchie sentono e le tue mani fremono. Le mattine sono piene di domande che posticipiamo ogni giorno, perché il tempo delle risposte é la notte.