Cosa non mi rappresenta

Non mi rappresenta quel modo un po’ infantile di condividere i pensieri altrui e cercare di convincermi a pensare qualcosa che non penso, perché ho i  miei di pensieri e non mi servono quelli riciclati, creati ad hoc per essere distribuiti in massa.
Non mi rappresenta l’amore patinato, quello delle foto al mare in cui siete abbracciati, in cui vi baciate appassionatamente per fa intendere al mondo qualcosa che al mondo non interessa. L’amore è un’altra cosa.
Non mi rappresenta l’odio  velato che prova a convincerti di avere un diritto e di poterlo negare a qualcun altro. Quello è il peggiore, la paura di perdere qualcosa che non è tuo, ma che supponi lo sia, crea mostri difficili da affrontare.
Non mi rappresenta chi osserva e non aiuta, chi fa foto e non si accorge del disagio che causa. Chi parla troppo e senza considerare. Chi ha poco da dire e tutti stanno ad ascoltare. Chi pensa di avere la soluzione ai mali dell’umanità e poi non sa neppure dove sia la sua di umanità. Chi tradisce un amico sincero, chi giura che sia vero e chi è convinto che osare sia il modo migliore per affrontare le cose.
Non mi rappresenta neppure chi vuole arrivare primo come se ci fosse sempre una gara, chi scherza troppo ed in ogni situazione perché sembra solo un coglione. Chi non raccoglie la cacca del cane perché penso che sia lui l’animale. Chi colpisce e nasconde la mano e chi accusa senza aver prima valutato.
Non so cosa mi rappresenti, forse il silenzio, l’ascolto e un sorriso che è sempre bello se portato con discrezione. Il resto lo lascio al tempo che è un buon maestro, un po’ esigente e stronzo spesso.

Ago e filo

Alcuni pezzi di stoffa diversi, un paio di rocchetti di filo sul tavolo ed un ago che non so dove sia finito. Devo metterci una toppa alla mia vita, a quello screzio avuto anni fa con una amica, al tempo che passa e non chiede ‘permesso’. Devo ricucire rapporti, relazioni e condizioni insopportabili ormai da tempo usurate. E allora filo, stoffa e ago, sempre che lo riesca a trovare. La toppa verde la metto su quella discussione interminabile che porto avanti da anni con chi pensa di sapere tutto e potermelo anche insegnare. Il verde è un colore acceso che da respiro e quindi potrebbe andare. Voglio cucire un bottone grande sulla bocca di quella ragazza che parla sempre e non si accorge che non è lei a produrre i suoni , ma sono i suoni che fuggono dalla sua bocca. Quella stoffa variopinta starebbe bene su un’amicizia trascurata, le darebbe vita, con tutti quei colori che si inseguono mescolandosi, si metterò lei e mi impegnerò a cucirla con cura in modo che non si strappi di nuovo. Una cerniera resistente me la devo cucire sul petto, perché alcune situazioni mi hanno colpita con forza e mi hanno indurito la pelle e allora una cerniera è la soluzione ideale, da aprire quando posso amare e chiudere se non è amore quello che batte forte. Mi serve una stoffa resistente per la rabbia, la devo contenere e non deve più uscire quando non voglio che lo faccia, il jeans è il tessuto giusto, forte e duraturo. Un piccolo filo bianco voglio cucirlo sulla spalla delle persone che amo, per poterle tirare a me quando mi mancano, quando le sento troppo lontane o anche solo per sentire ogni vibrazione che emettono, sarebbe l’ideale. Un piccolo bottone blu me lo cucirò sugli occhi in modo da non imbrogliare e non guardare dove non devo, indagando troppo a fondo e sentendo cose che preferirei evitare. Un paio di gancetti colorati li cucirò alle mie mani così da poter stringere con più forza ogni convinzione e non lasciare che la vita me le rubi ogni volta. Il filo nero lo userò per cucire le bocche che sanno solo far male, quelle che scuciono parole senza pietà e non si curano di chi le sta ascoltando. Con questo filo passerò più volte e alla fine quelle bocche saranno nere come le parole che feriscono senza motivo. E’ tempo di cucire, di muovere le mani, a me gli attrezzi del mestiere devo cominciare, tutto sta a trovare l’ago  che ama divagare, una fitta al fianco ed eccolo, trovato, la spina nel mio fianco è solo un ago.

Mi piace

Mi piace il mare, non quando è calmo e limpido, ma quando è mosso e terroso, mi piace immaginare quello che nasconde nel profondo. Mi piace il cielo quando è arancione, che l’azzurro è sputtanato. Mi piace il vento che mi sorprende all’improvviso, è come uno schiaffo forte che mi fa alzare la testa e osservare. Mi piace il verde negli occhi delle persone, il rosso sulle guance dei bambini, le rughe sulla fronte degli anziani. Mi piace ridere e camminare, mi piace piangere quando nessuno sta a guardare. Mi piace l’onda potente prima che si rompa, il faro che resiste e la morte che lambisce. Mi piace un uomo ormai perduto, un viso ormai quasi dimenticato. Mi piacciono le labbra morbide di chi è gioviale, mi piacciono le mani e chi le sa usare. Mi piace questo mondo, forse troppo e non mi voglio affezionare. Mi piace la solitudine che aiuta a creare, il caos che insegna a non disperare, il libro che mi guarda e vuole solo giocare. Mi piace il domani anche se non so mai se potrà arrivare, mi piace quello che è brutto perché sa insegnare, mi piace chi risorge con forza e urla disperato. Mi piace essere abbracciata quando  meno me lo aspetto, mi piace che qualcuno pensi a me anche se non lo posso immaginare, mi piacciono gli occhi che mi sanno sfidare. Mi piace il nero perché è la base, il colore perché lo strumento e la penna che è il finale. Mi piace aspettare silenziosamente, attendere che accada e non fremere agitata. Mi piace l’odio come motore, come sentimento che fa parte dell’amore, mi piace perché è onesto, perché fa paura a chi non lo sa dosare. Mi piace il pianoforte quando è malinconico, il violino quando urla stridulo ed il basso quando mi prende allo stomaco. Mi piacciono gli oggetti dimenticati che per caso un giorno scopri e t’innamori. Mi piace la carta, la colla e le forbici anche se non le so usare. Mi piace stare a guardare chi non sa di essere osservato. Mi piace tutto ciò che è naturale, libero e non frenato. Mi piace questa vita, sarà difficile lasciarla un giorno andare.

Io voto Si

Io voto Si, a quello che mi fa sorridere, ridere e sentire viva. Voto Si, a chi non ha paura di osare, prendere e ridare indietro. Voto Si, ai bambini che giocano a pallone nel parco, agli anziani che si riuniscono a parlare, ai cani che corrono liberi di giocare. Io voto Si, alle parole in libertà, alle persone leggere, alle serate sincere. Io voto Si, agli amici che ti cercano, alle persone che inaspettatamente ti sorprendono, agli occhi nuovi che ti guardano. Voto Si, al sole di novembre, alle mani che si stringono, alle porte che si aprono. Io voto Si, a chi sa ascoltare, parlare e usare i congiuntivi, ma anche a chi sbaglia, non sa parlare e finge di ascoltare. Voto Si, ai palloncini che sfuggono e ai bambini che li inseguono, al fornaio che che la mattina riempie di profumo i vicoli deserti, alla donna che passa sola e non ha paura
Io voto Si, al mare che mi affoga, al cielo che mi incanta e al vento che mi porta. Io voto Si tanto per cominciare, poi continuo a vivere e vedo dove andare.

Il video citofono

Si, chi è? Ah. Mi scusi, non l’aspettavo proprio, sicura di aver suonato al campanello giusto?
Lo chiedo perché la signora del terzo piano ha un tumore, sicuramente cercava lei? No, cercava proprio me, che culo.
Scusi ma proprio non capisco, ho ventisei anni e mi sento benissimo, non mi sembra il caso di morire così su due piedi, le sembra carino?
Mi lasci almeno avvisare qualcuno, mica posso andarmene così, sarebbe maleducato. Mia madre poi ne morirebbe, scusi il gioco di parole.
Ha fretta, capisco, un sacco di campanelli a cui suonare oggi, lei è una stacanovista.
Mi lasci almeno prendere due cose. Non ne ho bisogno dice, non sia superficiale, lo sa come siamo fatte noi donne no?
Aspetti, ma fa freddo dove andiamo? Come non importa?
Guardi, io sono freddolosa e non vorrei passare l’eternità a battere i denti. No, non è questione di puntiglio è una necessità la mia, preferisco aver caldo che freddo.
Che dice, metto il piumone o la giacca di pelle?
Non sbuffi adesso, in ventisei anni ho costruito un’immagine e non è che lei ora può arrivare e farmi morire in mutande e vestaglia di pile. C’è gente che vedrà questo corpo inerme e cosa potrebbe dire? Che sono una persona sciatta? Non è carino mi creda.
Grazie, ci metto solo due minuti, che poi se levasse due minuti a quello che deve morire dopo di me non è che gli farebbe questo grande torto. Si fidi, di vita ne capisco un pochino anche io, sebbene ventisei anni suvvia, non le pare eccessivo?
No, io non voglio giudicare o pensare che la sua decisione arbitraria di togliermi tutto per un oscuro motivo sia sbagliata. Ma che cazzo, posso dirlo? No, le parolacce non si dicono lo so, ma tanto sto per morire a chi importa.
Senta visto che siamo a questo punto posso farle una domanda? Ma chi ha ucciso Pasolini? Come non lo sa. Scusi io non capisco proprio. Lei era lì, avrà bussato al finestrino della sua macchina no? Ecco, ha bussato e chi c’era con lui? Come non lo sa?
Lei vede solo le persone che stanno per morire? Quindi i vivi non li vede? Questa cosa non è che vada bene sa, ci sono alcuni vivi che la morte la meriterebbero per le azioni che compiono. Lei non mette in conto le azioni? E che cazzo. Oddio, scusi mi è sfuggito di nuovo. Ma una vita a non fare cose per evitarla e poi le azioni non contano.
No, scusi non volevo offenderla, ma sa, io sono una persona sincera e lei non è che sia proprio la donna più desiderata dagli esseri umani.
Noi siamo affezionati alla vita, ci piace sentire, ridere, fare l’amore e poi distruggerci, ma senza morire veramente.
Si, questa cosa che lei sia parte della vita l’ho già sentita dire, ma le confesso che nessuno ci crede. Suvvia, lei annulla tutto e noi dobbiamo credere che faccia parte della vita. La vita per noi è evitarla.
Guardi, devo ammettere però che lei non è brutta come la raccontano. Poi questo pantalone scuro e la giacca di pelle nera le dà un non so che di affascinante e sicuramente la slanciano. Anche se fossi in lei eviterei l’eye liner nero, fa così anni novanta.
Guarda, posso darti del tu? Tanto ormai siamo in confidenza. Se mettessi solo un filo di matita sugli occhi risalterebbe quel nero profondo, quell’assenza di pupilla e il viso sarebbe più luminoso.
Perché ridi adesso? Nessuno ti aveva mai dato tutta questa confidenza? Sono solo due chiacchiere in punto di morte.
Lo so, noi umani in punto di morte siamo noiosi? Però perdonaci, non è facile affrontarti con simpatia e leggerezza, credimi.
Allora, ho preso la giacca nera che mi sfina i fianchi, la sciarpa di lana,e gli occhiali da sole, così se mi toccasse il Paradiso almeno eviterei il mal di testa con tutta quella luce e se invece fosse Inferno andrebbe bene lo stesso. Credimi, non ho ambizioni per l’eternità, la prendo un po’ come la vita, con pazienza e rassegnazione a volte.
Scusa, una domanda, che tu sappia si rinasce? No perché in caso vorrei decidere un periodo in cui la morte ti manda un messaggio prima di arrivare, così giusto per organizzarmi meglio.
Si, ho capito abbiamo perso tempo e quello che deve morire non può più aspettare. Scendo subito, ma fai strada che solo tu sai dove andiamo. Ancora una cosa, posso portare il tabacco, una vita a cercare di smettere di fumare perchè fa male e tanto poi muoio lo stesso.
Scusa ma di cosa sto morendo esattamente? Come non importa. Importa tantissimo. Quando arriverò dove dobbiamo andare come pensi che io mi presenti? Ciao sono Aurora morta di non so cosa? Dai, dimmelo. Ormai non fa più paura.
Ah, non lo avrei mai immaginato. No, non ti preoccupare, è che fa un po’ male adesso. Si, forse avresti fatto meglio a tacerlo.
La morte ha sempre ragione, ora lo so.
Ma tutto mi sarei aspettata tranne che morire per mano di chi mi amava. Forse hanno ragione quando dicono che le donne sono stupide. Noi ci innamoriamo e non vogliamo vedere, noi ci illudiamo che tutto possa essere come ci dicono che sia e invece poi una mattina ti citofona la morte e scopri che sei morta perchè il tuo ragazzo ti amava così tanto da volersi prendere anche la tua vita.
Hai ragione tu, meglio non valutare le nostre azioni, altrimenti dovresti essere crudele e spietata e sarebbe eccessivo sai. Tu sei solo la morte, siamo noi quelli crudeli e spietati che ti accusiamo perchè non sappiamo sopportare il fatto di essere tutto tranne che umani.

Forse potrei

 

Potrei decidere di cambiare atteggiamento, o anche di cambiare prospettiva. Potrei indossare quel paio di pantaloni dal colore indefinito, blu o verde non ho ancora capito che colore sia, se non passassi poi ore a cercare di abbinare una maglia giusta. Potrei guardare più attentamente a volte e cercare di capire, se mi si riservasse lo stesso trattamento. Potrei anche decidere di fuggire, ma questo non è ancora contemplato. Potrei prenderti per mano e andare, se solo la tua mano fosse qui vicino. Potrei dire e pensare tante cose, ma poi il silenzio mi rapisce e la lingua non si muove. Vorrei, anzi potrei creare un mondo parallelo in cui lasciare tutti i miei sogni, ma poi ho paura di perdere la strada e non trovarli, allora li tengo sotto al letto per poterli almeno sognare. Potrei raggiungerti in chissà quale posto se solo tu volessi per una volta dirmi dove sei. Potrei avere più paura, ma poi mi faccio forza e la caccio in un posto ben nascosto, la paura non si conviene a una signora. Potrei lanciare ancora un sasso e aspettare che tocchi il fondo, se solo non sapessi che il fondo è troppo lontano per aspettare. Potrei perdermi in un parco se solo tutto non  mi indicasse la via d’uscita. Potrei anche smettere di parlare tanto sono pochi quelli disposti ad ascoltare. Potrei forse rendere le armi, se solo non avessi capito che la battaglia è quotidiana. Potrei lasciare al mio corpo solo un momento per riposare se non sapessi che il nemico aspetta solo questo per attaccare. Potrei volerti con tutto il corpo se non avessi paura di un desiderio troppo forte. Potrei essere coraggiosa ancora una volta, se non avessi la certezza che il coraggio a volte sia anche debolezza. Potrei volere ancora e ancora e ancora. Potrei mettere quei pantaloni dal colore indefinito, blu o verde non ho ancora capito, oggi non importa quale maglia abbinare.

Il mio cuore non ha testa

Due fili trasparenti che si incrociano per cucire lo strappo che mi fece la prima delusione. Un bottone grande al centro con una piccola asola per evitare che sia apra facilmente. Metri di stoffa rossa e blu per vene e arterie, ma di quella buona che non si consumi facilmente. Un piccolo orlo in fondo a destra, dove perde un pochino quando soffro e un rinforzo a sinistra dove sbatto quando troppo spesso mi innamoro.
Il mio cuore è di stoffa, un pupazzo mal cucito, resistente agli urti e polveroso.  Morbido cuscino, posto al centro del mio petto, il mio cuore è lì che osserva, pronto, sveglio e mal protetto.
Sa battere ritmi esorbitanti o tacere per periodi troppo lunghi. Decide, vaglia ma non ha testa e sbaglia spesso lasciandomi dolente.
Il mio cuore è un maschio alfa,  capo spietato, un orrendo dittatore ma è con lui che devo ragionare. Sceglie il tempo e anche la canzone, non da tregua e tutti lì a seguire, reni, fegato e cervello. Il mio cuore non ha testa, non sa proprio ragionare, mi abbandona in desideri, posti immensi per me creati, il mio cuore inventa e poi decide di cambiare lasciandomi lì come un idiota che vorrebbe solo riposare.
Il mio cuore è di stoffa, troppo tesa forse, un po’ sgargiante nel colore, lui decide ed io lo seguo, il mio cuore sa amare, forse troppo e non può andare. Se si strappa non importa, ho imparato anche a cucire.
Il mio cuore è lì che osserva sempre pronto a palpitare. Stoffa, bottoni, maschio alfa, o dittatore tutto è a portata di cuore. Lui decide senza avvisare.
Il mio cuore non aspetta, avanza piano e poi rincorre, al mio cervello non dà tregua. Non esistono parole per un cuore senza testa, non esistono altre stoffe per un cuore già cucito, strappato e troppe volte riparato. Allora ascolto battere una musica ormai nota, lascio che sia lui a comandare, del cervello cosa importa lui sa solo ragionare. Il mio cuore non ha testa e il mio cervello non ha cuore, ma ho solo questo e so dove andare.