La scatola

‘Scendi da quell’albero’
‘No, non scendo
‘Se cadi poi ti dò il resto
‘Io non cado’
Così cominciavano tutti i litigi con mia madre, lei che cercava di tenermi calma e io che calma non volevo stare.
Il gioco che amavo di più era cercare pietre e oggetti e poi quando li trovavo li custodivo gelosamente, nascondendoli da lei che me li buttava. Aveva il brutto vizio di sistemare le cose, tutto aveva un ordine prestabilito e quel tutto includeva anche e sopratutto me e le mie cose.
Avevo tante scatole in cui nascondevo pezzi di filo elettrico, biglie colorate, sassi dalle forme strane e pietre spaccate che dentro nascondevano piccole venature brillanti. Ogni scatola aveva un posto segreto ed ogni posto segreto sapeva di doversi nascondersi da mia madre.
Le mie scatole preferite erano quelle dei biscotti, erano ampie e c’ entravano molte cose. Cercavo con cura un nascondiglio in camera mia sperando che mamma non lo trovasse, ma di solito lei lo trovava. Una volta feci una mappa, immaginandomi un pirata che deve nascondere il suo tesoro e mamma un crudele generale che vuole rubarlo. Il generale sconfisse il pirata.
Non sapevo che fine facessero quelle scatole, forse le prendeva e le nascondeva in camera sua e allora di nascosto andavo in camera e le cercavo, provando a non farmi scoprire. In camera sua non ho mai trovato nulla.
Un giorno la spiai e mi accorsi che le mie scatole finivano direttamente nell’immondizia, neanche le apriva. Mi arrabbiai, piansi, tutta la fatica per trovare quei tesori e lei buttava via tutto senza neppure guardare cosa ci fosse dentro.
Mia madre non mi capiva, mi nascondevo nel mobile dei giocattoli e piangevo ogni volta che non trovavo una scatola. Lei non sapeva e non voleva sapere quello che avevo trovato, non le interessava.
Un giorno mi svegliai e sentii mia madre e mio padre in cucina che litigavano.
‘Mi fai schifo’ urlava mia madre
‘Tu mi hai intossicato la vita’ rispondeva mio padre
Rimasi nel letto spaventata, non era la prima volta che li sentivo, ma questa volta era diverso, erano urla che mi scuotevano e mi facevano paura. Rimasi immobile cercando di capire dai rumori quello che stava succedendo. All’improvviso la porta di casa si chiuse in modo violento e poi silenzio.
Mi alzai dal letto e andai in cucina, trovai mia madre seduta al tavolo che fissava la finestra, stava nevicando. Svanirono le urla, la preoccupazione e la paura, stava nevicando e io volevo andare a giocare.
‘Mamma posso uscire?’ chiesi, ma lei non mi sentiva
‘Mamma, posso andare a giocare?’ dissi di nuovo. Si voltò a guardarmi e stava piangendo. I bambini piangono pensai, non i grandi.
Quel pensiero durò un baleno
‘Vai a vestirti’ rispose mamma
Mi preparai e poi corsi in giardino. Era dicembre e la neve aveva coperto tutto, i gradini del palazzo, il cancello e le auto nel parcheggio di fronte. Avevo la sensazione che i miei occhi si dovessero ingrandire per comprendere quella distesa bianca. Nessuna macchina passava, nessuna voce adulta dalle strade, ma solo le urla di bambini che giocavano. Gli odori erano spariti, l’aria era fresca e pizzicava nel naso, i rumori erano soffici. Anche se ogni dicembre nevicava, i miei occhi e la mia mente non riuscivano ad abituarsi a quel repentino cambiamento.
I miei tesori cambiavano con la neve, foglie cristallizzate, piccoli blocchi di ghiaccio che imprigionavano un insetto o se ero particolarmente fortunata trovavo una piuma gelata.
Non vidi papà per giorni
‘Papà non viene a cena?’ chiedevo a mamma
‘No, ha da lavorare’ rispondeva sorridendomi
Lo chiesi molte volte finché capii che papà non sarebbe tornato e smisi di chiederlo.
Cominciai ad ascoltare le conversazioni di mamma al telefono con nonna.
‘E’ tornato a Napoli da quella’ diceva mamma
‘Non gliene frega nulla di Martina, come glielo spiego, ha solo sei anni’ continuava, ma io sapevo che papà mi voleva bene e a ‘quella’ come la chiamava mamma non poteva volergli più bene che a me.
Mamma cambiò lentamente, diventò silenziosa, seria e distratta e smise di buttarmi le scatole. Nonna veniva spesso a casa e si mettevano sedute al tavolo della cucina a parlare. Nonna si prendeva cura di me, mentre mamma stava sempre al tavolo e guardava fuori dalla finestra.
Una mattina tornai da scuola e trovai la nonna con un dottore
‘Mamma ha la febbre?’ chiesi
Non mi risposero, corsi in camera da letto e trovai mamma nel letto al buio.
‘Mamma?’ chiamai, ma non mi rispose
Mi avvicinai al letto, mi accarezzò una guancia
‘Cos’hai mamma?’ chiesi
‘Sono solo stanca’ mi disse e provò a sorridere, ma non era il suo sorriso vero.
Mamma non si alzò dal letto e nonna venne a vivere con noi.
Depressione sentì dire da nonna al telefono a qualcuno. Non sapevo cosa fosse, ma era la cosa che faceva stare mamma a letto, al buio e in silenzio.
Volevo aiutare mamma e cominciai a passare il mio tempo in camera con lei. Prima in silenzio mi stendevo vicino a lei e le raccontavo le cose che mi succedevano, poi imparai a giocare al buio, in silenzio per non disturbarla.
Cominciai ad aiutare nonna, facevo la spesa, pulivo la mia stanza, riordinavo i miei giochi, forse mamma si sarebbe alzata un giorno ed avrebbe visto quanto fossi cambiata. Crebbi molto in quell’anno e smisi di raccogliere i miei tesori e di nasconderli dentro alle scatole. Il tempo passava e mamma sembrava un giocattolo dimenticato sul letto. Cominciai a leggere libri, avevo bisogno di non sentire la paura di mamma in quel letto. Poi decisi che volevo leggere a mamma quelle storie, che forse le sarebbero piaciute e si sarebbe alzata.
Un giorno pulendo la mia stanza trovai una delle mie scatole. E allora tutto mi fu chiaro. Capii all’istante quello di cui aveva bisogno mamma, aveva bisogno di una scatola per i segreti
Corsi in camera da letto, mi sedetti su una sedia vicino a lei ed aprii la scatola
‘Questo è un pinolo mamma, ma se lo guardi bene c’è una piccola apertura, ho visto qualcosa uscire da quel buco. In questo pinolo ci vive qualcuno. Io l’ho preso perché sto aspettando che venga fuori’.
Mamma mi guardava seria
‘Questo sasso era incastrato nella ruota di una macchina, l’ho salvato che altrimenti si sarebbe rotto’
‘Questa invece è una biglia magica, guarda mamma, se la fai girare queste linee di colore si piegano’ e feci girare la biglia sulla mia mano
‘Lo vedi che cambia?’
‘Mamma guarda, questo non è un sasso come tutti gli altri, è spaccato e dentro ci sono i colori, i sassi non sono colorati ma questo quando c’è la luce fa i colori. Posso accendere la luce mamma? Così lo vedi’ chiesi
Lei annuii e accesi la luce
‘Guarda, se lo muovo fa i colori, li tiene nascosti di solito, ma quando si rompe i colori vengono fuori. Forse è un sasso di un altro pianeta’
Gli occhi di mamma seguivano i movimenti del sasso
‘Questo è un filo colorato che ho trovato dopo che un signore era venuto ad aggiustare la corrente. Guarda è rosso e duro e se lo pieghi rimane piegato, potrebbe servirci per legare qualcosa. Non i miei capelli, ma qualcosa che dobbiamo legare’
La mia scatola era vuota adesso. E allora dissi:
‘Questa scatola non mi serve più mamma, ho tirato fuori i miei tesori, ora puoi metterci i tuoi se vuoi’
Mamma mi sorrise con il suo vero sorriso e mi guardò. Piangeva e rideva insieme. Mi prese il viso tra le mani e mi baciò.
‘E’ ora di alzarsi Martina’ disse

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